venerdì 29 luglio 2011

Im Sang-soo

Girls' Night Out (처녀들의 저녁식사) (1998)
Tears (눈물) (2000)
La moglie dell'avvocato (A Good Lawyer's Wife) (바람난 가족) (2003) - 3/5
The President's Last Bang (그때 그사람들) (2005)
The Old Garden (오래된 정원) (2006)
A Good Woman in Paris (2007)
The Housemaid (하녀) (2010) - 2,5/5

Im Sang-soo (1962), regista sud coreano, è specializzato in drammi sentimentali/erotici.

-La moglie dell'avvocato
Corea del sud 2003 - drammatico/erotico - 104min.

Ho-jeong, moglie di un facoltoso avvocato di Seoul, ricca, annoiata e insoddisfatta, inizia a sfogare le sue frustrazioni con uno studente suo vicino di casa.

Da un soggetto convenzionale di tradimenti extraconiugali e dramma famigliare, Im Sang-soo (regista del recente The Housemaid) ha cavato un film personale nello stile e coinvolgente nello sviluppo. La sceneggiatura presenta personaggi ottimamente tratteggiati, ciascuno preda di un’insoddisfazione sessuale che si estende poi a livello esistenziale. L’appagamento del desiderio fisico dell’essere umano di tutte le età (ne sono vittime lo studente, la coppia sposata, l’anziana vedova) ha ricadute disastrose sui rapporti interpersonali e sui legami sociali. Il sesso viene visto come una malattia cronica che assilla costantemente i protagonisti del film, una dipendenza dalla quale è impossibile sottrarsi. I rapporti uomo donna dipendono in primo luogo dalla tensione sessuale che li accompagna, e quando il desiderio si esaurisce, la coppia è destinata a scoppiare.
La pellicola descrive in modo dettagliato lo sfilacciarsi progressivo ed irrefrenabile di un rapporto di coppia, in cui vengono man mano a mancare tutti i legami che avevano contribuito a cementificarlo.
Il punto di vista privilegiato è quello della donna, incubatrice di desideri repressi e di sogni infranti, che trova una valvola di sfogo nell’adulterio (perpetrato peraltro anche dal consorte). Una fotografia all’insegna di colori freddi e che predilige il buio alla luce (molte le scene nella semioscurità) conferisce ancor maggiore tristezza ad un quadro che lascia ben poche speranze a concetti come amore, fedeltà, forza di volontà.
Eppure non tutto è negativo, ed un barlume di positività si fa largo in mezzo ad un panorama desolante: non vuol essere un film pessimista, ed alcuni momenti più leggeri, una solleticante colonna sonora e l’indubbia sensualità di molte scene rendono intrigante la visione del film. In bilico fra il più tragico e fosco melodramma e toni da commedia, Im Sang-soo riveste questo film ibrido con scene di elegante erotismo, firmando un sofisticato film sulla precarietà dei sentimenti e la loro subordinazione alle leggi del desiderio fisico.

Voto: 3/5

-The Housemaid
Corea del Sud 2010 - drammatico - 107min.

Remake del film omonimo sudcoreano del 1960, diretto da Kim Ki-young.

Eun-yi, giovane governante, va a lavorare per una ricca famiglia di Seoul. Il padrone, ricco uomo d'affari, è quasi sempre in viaggio. Nell'immensa magione rimangono la moglie, incinta di due gemelli, la figlioletta e l'anziana inserviente. L'ambiente piacevole, l'affetto che si instaura tra Eun-yi e la bimba vengono sconvolti dal desiderio sessuale: l'uomo seduce Eun-yi che, accondiscendente, si lascia possedere. La relazione adulterina prosegue fin quando Eun-yi rimane incinta, palesando l'adulterio. Le conseguenze saranno terribili.

Ancora un melodramma famigliare con risvolti da thriller e un paio d'intermezzi erotici. Il risultato però è meno riuscito che in precedenza, forse per aver voluto mettere troppa carne al fuoco nella seconda metà del film: dopo un'infallibile prima parte, infatti, il racconto di ingorga in un labirinto di macchinazioni e meschinerie che i vari membri della famiglia rivolgono agli altri, in un baratro di malvagità senza fine, sacrificando ritmo e, in qualche caso, verosimiglianza. Un peccato, dato l'ottimo avvio (compresa la sequenza iniziale, solo apparentemente avulsa dal contesto narrativo del film), coinvolgente e teso come una corda di violino. L'impressione è che Im sia andato a tutti i costi alla ricerca dell'effetto spiazzante, dello shock imposto allo spettatore, sacrificando via via la raffinata tensione dell'intreccio (cadendo nello stesso errore commesso, per esempio, da Aronofski nel suo Black Swan). Ne risulta un film interessante nei temi e nello stile (un'estetica di gelida, geometrica bellezza) ma poco coinvolgente e con un finale poco soddisfacente.

Voto: 2,5/5

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