martedì 16 agosto 2011

Adrian Sitaru

Valuri (corto) (2007)
Pescuit Sportiv (2008)
Colivia (corto) (2010)
Lord (corto) (2010)
Best Intentions (2011) - 2,5/5

Sitaru (1971), rumeno, già autore televisivo per la tv ungherese, ha ottenuto svariati riconoscimenti per i suoi cortometraggi, per poi vincere il Pardo per miglior regia al festival di Locarno per Best Intentions, che si è aggiudicato anche il Pardo per miglior interprete maschile.

-Best Intentions
(Din dragoste cu cele mai bune intentii - Romania/ungheria 2011 - drammatico - 105min.

Romania. Alex, uomo sulla trentina, scopre per telefono che sua madre è stata ricoverata in ospedale in seguito ad un ictus. Accorso al suo capezzale con padre, sorella e fidanzata, la trova in condizioni stabili, ma è incerto se farla trasferire al più attrezzato ospedale di Bucarest. La situazione, pur non essendo di per sè gravissima, provoca nella fragile personalità di Alex uno stato di angoscia insanabile, che lo porta a trascorrere la quasi totalità delle sue giornate in compagnia della madre inferma.

Best Intentions (titolo originale: Din dragoste cu cele mai bune intentii) è un interessante esempio di film incentrato su uno stato d'animo, accostabile a Lost In Translation: quest'ultimo si focalizza sul tema della solitudine, il primo invece è incentrato sull'inquietudine, l'angoscia, l'ansia. Il protagonista si ritrova intrappolato in un limbo emozionale, in una stasi esistenziale che gli provoca i peggiori pensieri, e non sa come affrontare la situazione in cui si trova a vivere da un giorno all'altro. La prima scena del film illustra benissimo lo spaesamento che investe il protagonista: in un lungo pianosequenza (cifra stilistica di tutto il film) Alex è interrotto nelle sue faccende da una chiamata sul suo cellulare che lo sconvolge: sua madre sta male. In pochi minuti se ne susseguono molte altre: al padre, alla sorella, ancora al padre, ancora alla sorella, alla fidanzata e così via.

In tutta fretta Alex prepara una valigia e si dirige verso l'ospedale. Quella che in primo luogo può apparire (e a volte è) prolissità , è la ricerca di un realismo della durata che inneschi un'empatia fra spettatore e spettacolo. Oltre a questo c'è un altro fattore che aumenta il coinvolgimento, ovvero il largo ricorso a soggettive: spesso si adotta il punto di vista di uno dei personaggi, sovente di un interlocutore del protagonista (l'unico di cui non la telecamera non adotta mai il punto di vista), avendo in questo modo l'impressione che Alex si rivolga direttamente a noi. Il gioco registico di Adrian Sitaru (il chiamarci in causa in prima persona con le soggettive, il realismo di durata che dilata i tempi dell'azione, il procedere per inquadrature fisse) è un espediente che si rivela senza dubbio azzeccato per dare l'idea della fissità psicofisica che investe il protagonista della vicenda (incarnato dall'attore Bogdan Dumitrache, la cui espressività entra in perfetta sintonia col nevrotico Alex).

Purtroppo, i pregi si fermano qui, e i difetti dell'operazione sono palesi: trama ridotta all'osso con una sceneggiatura (dello stesso regista) che definire scarna è un eufemismo, personaggi secondari poco (o per nulla interessanti), eccessiva ripetitività e lentezza in molti momenti, dialoghi-fiume a volte ingiustificati resi esasperanti dall'assenza totale di colonna sonora. L'impressione generale è che ci fosse materia sufficiente solo per un cortometraggio di 15 minuti, dilatati a dismisura oltre l'ora e mezza per voler a tutti costi realizzare un lungometraggo. In questo modo è l'intero concept dell'opera a perdere di potenza, di impatto, di coinvolgimento, sprecando le "best intentions" dell'autore. Rimane un esperimento interessante, ma che non riesce a raggiungere un giusto equilibrio fra i suoi ingredienti, rimanendo sotto la soglia di raccomandabilità.
Interessante, comunque.

Voto: 2,5/5

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