venerdì 25 novembre 2011

Sebastiàn Lelio

Cuatro (1996) (corto)
Ciudad de maravillas (2001) (corto)
Carga vital(2003) (corto)
Cero (2003)
Mi mundo privado (2004)
La sagrada familia (2005)
Navidad (2009)
El año del tigre (2011) - 2/5


Lelio, cileno, si è diplomato alla Escuela De Cine. Dopo svariati corti e documentari, ha realizzato il suo primo film di finzione nel 2005. El año del tigre è stato presentato a Locarno.


-El año del tigre
Cile 2011 - drammatico - 82min.



Il 27 febbraio 2010 il Cile è colpito da un forte terremoto. Manuel (Luis Dubo), carcerato, fugge grazie ai danneggiamenti subiti dalla struttura detentiva. Aggirandosi per un paese ridotto ad un cumulo di macerie, cerca di ritrovare la via di casa, ignaro della sorte toccata ai famigliari.


L'aspetto di maggior interesse di questo film è il setting: ambientato nei veri luoghi colpiti dalla calamità naturale, il regista Sebastiàn Lelio, qui al suo terzo lungometraggio, ha l'opportunità di costruire una storia di finzione che contiene una larga parte di verità. Il protagonista si aggira per tutta la durata del film attraverso paesaggi sconfortanti fatti di detriti ed abitazioni diroccate, con il volto sconvolto, alla ricerca dei propri cari. Vero è che se per un cileno il film potrà toccare corde profonde, per uno spettatore estraneo alla vicenda la pellicola finisce presto per risultare noiosa, anche perché, essendo un film descrittivo più che narrativo, molte lunghe sequenze dopo un po' diventano estenuanti per il loro protrarsi. A ciò aggiungiamo la povertà tecnica dell'operazione (una sola videocamera digitale, quasi sempre con operatore a mano, montaggio piatto e colonna sonora praticamente assente) ed avremo come risultato un'opera che a malincuore risulta difficilmente apprezzabile. Il protagonista per di più è poco interessante (di lui sappiamo molto poco) e non interagendo quasi con nessuno per tutto il film si limita a vagabondare con aria assente in un paesaggio desolato: non è certo il massimo del coinvolgimento.
Ma forse non sono questi i difetti più gravi: se Lelio si fosse limitato ad un film documentario sarebbe forse stato più incisivo; raccontando una storia di finzione, invece, inserisce tutta una serie di episodi (l'incontro con la tigre, il delirante dialogo/scontro con barbone) che dovrebbero affrontare argomenti alti come il dilemma sull'esistenza di Dio, la possibilità di salvezza, il binomio giusto/sbagliato eccetera, e che si rivelano solo spunti poco approfonditi e insufficienti a ridestare l'attenzione dello spettatore.
El año del tigre è un esempio perfetto di come non bastino le buone intenzioni per fare un buon film.


Voto: 2/5

lunedì 14 novembre 2011

Pil-Sung Yim

So-Nyun-Ghi (short) (1998)
Baby (short) (1999)
Antarctic Journal (Namgeuk-ilgi) (2005)
Hansel & Gretel (2007) - 3/5
Super Nerds: No Pain No Gain (short) (2010)

Yim (1972) è un regista sudcoreano specializzato in horror.

-Hansel & Gretel
Corea del Sud 2007 - fantastico/thriller - 117min.

Eunsu è in viaggio sulla highway 69 per andare a trovare la madre malata, mentre discute al telefono con la fidanzata incinta che lo rimprovera per la scarsa attenzione che le dedica. Per evitare una roccia sbanda e finisce fuori strada. Rinviene a tarda notte, nel bosco che circonda la strada, soccorso da una ragazzina di nome Younghee, che lo accompagna nella sua casa nel bosco. Qui Eunsu conosce la sorellina ed il fratello della ragazzina, oltre ai suoi genitori, che si offrono di ospitarlo per la notte. La mattina dopo Eunsu fa per incamminassi nel bosco e ritornare alla strada, diretto al più vicino villaggio, ma scoprirà che abbandonare la villa è tutt'altro che semplice.

A metà fra una fiaba dark e un thriller paranormale, il lavoro di Pil-Sung Yim si rivela vincente sotto molti punti di vista: la storia ha il merito di mescolare in modo intelligentemente originale elementi fiabeschi provenienti dalla tradizione europea delle case stregate, delle fate, ed ovviamente delle storie dei fratelli Grimm. Tuttavia non si tratta di una riproposizione pedissequa della fiaba omonima, bensì di una libera interpretazione aggiornata peraltro ai canoni dell'horror odierno, se non nella violenza delle immagini, sicuramente nell'uso della fotografia e del montaggio, atti a creare suspense. Più che l'inquietudine però ciò che affascina del film è il senso di mistero, la storia intricata che si dipana a poco a poco, con uno svolgimento difficilmente prevedibile, da cui si evince la volontà del team creativo di realizzare qualcosa di inedito, con un risultato finale sicuramente positivo. Due ore sono forse eccessive per spalmare una sceneggiatura di questo tipo mantengo sempre vivo l'interesse, e qualche lieve cedimento di ritmo si avverte qua e là, ma la resa generale è comunque buona. Cast e musiche sono funzionali, mentre parole di lode merita senza dubbio il reparto scenografia, con ambienti ispirati ed iper-arredati.
Anche il finale, spesso tallone d'Achille degli horror e dei thriller, riesce a non deludere, forte della sua imprevedibilità.
In conclusione è un bel film di paura che ha il pregio di poter essere guardato anche dai bambini (anzi sembra fatto apposta per loro), un po' come il recente Il labirinto del fauno (2006) di Guillermo del Toro.

Voto: 3/5

sabato 12 novembre 2011

Tarsem Singh

The Cell - La Cellula (The Cell) (2000)
The Fall (2006)
Immortals (2011) - 1,5/5

Singh (1961), indiano, dopo alcuni videoclip si è dato al cinema, raggiungendo una certa notorietà con The Fall.

-Immortals
USA 2011 - fantamitologico - 110min.

Grecia, 1228 A.C. Il malvagio re Iperione (Mickey Rourke) è folle e vuole conquistare tutta la Grecia liberando i Titani imprigionati da Zeus nel Tartaro millenni prima. Contro di lui si leverà Teseo (Henry Cavill), figlio bastardo di una prostituta (ma abilissimo combattente perché istruito da un vecchio che in realtà è Zeus sotto mentite spoglie) con altri compagni, fra cui l'affascinante oracolo del tempio Sibillino.

Hollywood ha già stuprato la cultura greca due volte negli ultimi anni: i figli bastardi che ne sono usciti sono 300 (2007, di Zack Snyder, tratto dalla graphic novel di Frank Miller) e Scontro tra titani (2011, di Louis Leterrier). Siccome non c'è due senza tre, Gianni Nunnari e Mark Canton, guardacaso i due produttori di 300, hanno avuto l'idea geniale di realizzare un terzo film “fanta-mitologico”, neologismo che ho coniato per indicare film fantastici che hanno come base mitologie storicamente esistenti (un altro esempio di questo “genere” può essere considerato La leggenda di Beowulf, 2007, di Robert Zemeckis, o i vari film biblici, per chi non è credente).
Chi non ha mai visto un film di questo tipo potrà rimanere impressionato dal lavoro di Tarsem Singh e del suo staff: le imponenti e stilisticamente elaborate scenografie di Tom Foden, i notevoli effetti speciali (supervisionati da Raymon Gieringer) ed il 3D ben implementato (sebbene ancora una volta scurisca fastidiosamente l'immagine) costituiscono un impianto solido; molto bene anche i costumi (eccettuati i ridicoli copricapi delle divinità), forse il reparto tecnico migliore del film. Il problema è il contenuto di questa bella cornice: scene d'azione (alcune ben coreografate, altre più banali; in ogni caso nulla che non si sia già visto) intervallate da qualche scena di dialogo come al solito poco brillante e ancor meno originale (non manca il solito, tedioso discorso dell'eroe ai soldati spaventati dal nemico, ancor più piatto e ridicolo della norma, ma a cui, dopo Braveheart nessun film d'azione sembra più capace di rinunciare), tutto qui. Unici segnali di vita in platea: risolini durante una scena in cui un soldato viene reso sterile mediante martellata sui genitali; apatia per il resto delle due ore di noia generalizzata.

Ora, io non prendo mai come metro di giudizio la reazione del pubblico al film; questa è e sarà l'unica volta che lo faccio, ma lo faccio per una ragione precisa: illustrare come tutto in questo film sia posticcio, e si potrebbe fare un lungo, interminabile elenco in cui scrivere l'insieme di prestiti e saccheggi vari operati in sede di sceneggiatura e di scelta estetica, come ad esempio i titani dall'aspetto scimmiesco come gli Immortali in 300, il muro difensivo del Tartaro, un misto fra il Cancello Nero di Mordor e la diga di Hoover (con conseguente stravolgimento di qualsiasi accuratezza storica per quanto riguarda l'ingegneria), il canovaccio classico dell'uomo qualunque (anzi in verità singolarmente sfigato) che si trasforma in eroe, comune a qualsiasi letteratura di qualsiasi paese di qualunque tempo, per non parlare dell'associazione implicita “antico eroe greco – moderno eroe americano”, che lo accomuna a tutti film più o meno velatamente propagandistico/reazionari sfornati da Hollywood negli ultimi anni, fondati sul binomio God&Guns (Teseo vince perchè diventa “credente”, acquistando fede negli dei, roba che farà esaltare un popolo che sulle proprie banconote ha stampato il motto “In God We Trust”).

Per finire in bellezza si segnala un piattume recitativo su tutti i fronti ed una roboante quanto anonima colonna sonora.

Di leggendario in questo film c'è solo la sete di dollari delle majors (Universal in questo caso specifico) che producono qualunque cosa per far cassa, a volte con risultati notevoli, altre volte no. Questo è un caso no.

Voto: 1,5/5

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